Viene naturale pensare che “donare” e “regalare” abbiano un significato equivalente. Si tratta di due parole apparentemente simili nell’uso, ma il dono differisce rispetto al regalo per vari aspetti.
Riflettere sulla differenza tra donare e regalare ci aiuta a capire come utilizzare al meglio le due azioni nella società e quali effetti producono su di noi e sulle persone con cui entriamo in contatto.

Etimologia e usi

La parola donare deriva dalla parola latina donum (dono) cioè offerta, omaggio. Il verbo donare ha la stessa radice del verbo dare e vuol dire offrire in omaggio qualcosa a qualcuno, ma senza aspettarsi niente in cambio.
Il dono sembra carico di significati astratti, spirituali e positivi. Basti pensare al ruolo dei doni nelle favole e nelle storie: spesso oggetti magici donati da maghi, streghe o personaggi particolarmente carismatici.
Il dono poi è incluso nel termine perdono, sia in senso grammaticale, poiché la parola è costituita da per donare, che in senso figurato, perché perdonando faccio dono della mia magnanimità a un altro essere umano sollevandolo così dalla colpa.
Andando a cercare un uso attuale, popolare e ironico di questa parola, pensiamo a quanto spesso diciamo “non ha il dono della sintesi”, per apostrofare tutti coloro che si dilungano in discorsi articolati pieni di girotondi, senza mai giungere al dunque.
Infine, pensiamo al dono come un oggetto del mondo in grado di alterare il nostro aspetto: al mondo ci sono cose che hanno il potere di esaltare le nostre qualità e altre che ci peggiorano, come alcuni tipi di colori, di vestiti o di accessori.
Il mondo del regalo è differente da quello del dono, in passato indicava anticamente un “dono al re”. Si trattava quindi dei doni di sudditi o altri nobili portati al Re per omaggiarlo o per ingraziarsi la sua attenzione.
Spesso impieghiamo nel linguaggio la parola regalo in senso figurato per richiedere un favore, una cortesia: “se mi aiuti mi fai un regalo”, nel senso che si fa cosa gradita e desiderata.
Da dono e regalo, nascono due verbi che indicano entrambi l’azione di dare qualcosa a qualcuno. Sono due azioni che appartengono entrambe alla nostra società, ma hanno caratteristiche sostanziali e spesso opposte.

Le differenze

Una prima differenza tra donare e regalare è racchiusa nell’anonimato: elemento frequente nel caso delle donazioni di sangue, ad esempio, ma non solo. L’anonimato tutela la riservatezza di chi dà e di chi si dà, in moltissimi casi anche di chi riceve. In questo modo vengono rimossi tutti i freni che potrebbero inibire la donazione stessa. Ad esempio: se sapessi che il mio sangue verrà usato anche per trasfusioni a soggetti criminali, assassini o a persone dell’orientamento politico opposto al mio, sarei lo stesso felice di donarlo? Ecco che l’anonimato ci protegge dai giudizi e dai pregiudizi e ci aiuta a donare incondizionatamente.
Altra caratteristica che distingue l’azione del donare dal regalare è l’atemporalità. Il dono viene fatto senza osservare nessuna ricorrenza precisa, piuttosto, si dona seguendo i bisogni o le necessità di qualcuno, che a volte possono anche essere impreviste e improvvise.
Nel caso del regalo, invece, si acquista qualcosa per rendere omaggio o per dimostrare riconoscenza: per un compleanno, un anniversario o per celebrare un traguardo o un successo. Il regalo viene spesso acquistato o fatto anche su richiesta più o meno diretta, per esaudire il desiderio di una persona.
Il regalo è quindi una consuetudine, è una convenzione sociale ben nota in determinati periodi dell’anno in cui ci aspettiamo, oltre all’apprezzamento, anche di essere prima o poi ricambiati. Regalare infatti, ci espone alla delusione: quale sarà la reazione di chi lo riceve? Sembra quasi che il regalo perda valore se non apprezzato. Non a caso negli ultimi anni nella mondo occidentale consumistico è frequente riregalare gli oggetti non graditi ricevuti sotto le feste natalizie.
Non può dirsi lo stesso per il dono, perché chi dona non si espone ad alcun rischio in quanto non si aspetta niente in cambio, nemmeno l’apprezzamento è contemplato tra le possibili risposte desiderate.
Ecco allora che abbiamo individuato un’altra caratteristica del donare. Se la simmetria appartiene al mondo dei regali, nel mondo delle donazioni a regnare è un’altra caratteristica importante: l’asimmetria. Quando dono non mi aspetto niente in cambio, anzi, dopo averlo investito con una donazione, metto l’altro nella condizione di essere “debitore” pur arricchendolo.

Per chi riceve un dono non c’è un solo modo di sdebitarsi e soprattutto non è obbligatorio. Può accadere quindi, che persone che abbiano ricevuto sangue durante una trasfusione tornino alla vita di sempre. Probabilmente saranno grati ai medici e saranno più propensi a donare loro stessi il sangue o sentiranno il bisogno di fare donazioni nel campo medico, ma non è detto. Tutto questo potrebbe anche non verificarsi, oppure, potrebbe far nascere nella persona il bisogno di donare in modo completamente diverso, utilizzando altre forme.
La caratteristica più bella dell’atto di donare si delinea come libertà di agire, ma anche come opportunità che apre le porte all’essere umano per divenire altro.
Al contrario del regalo, che secondo le convenzioni sociali ci pone nella condizione di rispondere direttamente al “regalatore”, il dono ci svincola da ogni obbligo e ci rende liberi di scegliere i tempi e i modi di una eventuale risposta.
In fondo donare è un modo per allungare la vita di qualcosa e spesso anche di qualcuno. Non a caso quando si parla di nascita si ricorre spesso all’espressione “donare la vita” e la stessa cosa accade quando si vuole sottolineare la dedizione con cui una persona si è fatta coinvolgere emotivamente da un’idea, da un progetto o da una missione.

Immagine in copertina: Ofra Amit, tratto da Il Dono dei Magi